5 Gen 2017

Pane per il 1945 – Novella Cantarutti

Safet Zec II nostro è tanto impietoso e vorace che non sembra più tempo d'uomini, e le feste con la bardatura profana dei loro rituali, hanno un riso che, in fondo, sa perfino di beffa. Non è tuttavia per ricerca di conforto che la memoria va a frugare indietro in tempi non capaci di darmene: solo mi torna in bocca il sapore del pane e rivedo Fausto che ce lo portò, la mattina di Capodanno

7 Dic 2016

editoriale 22 – Un nome, un abito

Gianluca Corona, Distanza I, 2012   Par le nom conoist en l’ome. Chrétien de Troyes   Un simbolo, o un discorso di simboli, era l’antico abito, un colpo d’occhio e si sapeva quale destino portava l’uomo, voglio dire da quale destino era portato. Cristina Campo   Questo numero tratta dell’aspetto più visibile e visivo del vino, il più necessario e il più superfluo. Necessario nella forma, perché imposto a norma di legge; superfluo nella sostanza,

16 Ott 2016

I mangiatori di patate

Elogio dell'oikos. Mini saggio di sopravvivenza economica in musica (con ricetta per fare la pasta in casa). Ovvero perché ai tempi dell'austerity la scelta di vivere con poco non è austerità ma libertà.     Cammino, cammino, cammino, cammino, cammino, cammino… Arrivo a casa, trovo accesa la stufa, trovo acceso il camino. Brucia legna di olivo, sul fuoco passato di zucca, carbonara con salsiccia e panna, focaccia con cipolla, da bere c'è il tè Bancha. La serata si preannuncia lunga

30 Set 2015

editoriale 21

Matteo Massagrande, Albero di cachi, 2011   Per addentrarci nelle dinamiche e nel significato dell’economia, partiamo come sempre dal principio: quella oikìa da cui nasce come ambito domestico, familiare, privato. Dunque, la casa come sua dimora per definizione. Entriamo, allora, ma non in una casa qualunque: una di quelle vecchie case contadine che costellano le nostre campagne, in cui a lungo hanno convissuto tempo della natura e tempo del lavoro, legami economici e familiari, luoghi di

18 Apr 2015

editoriale 20 – In hoste veritas

L’oste, com’è noto, è fratello etimologico dell’ospite, dei due sicuramente il più venale. Derivano entrambi dal latino hospĕs (acc. hospĭtem), che designava l’ospite nella doppia accezione di colui che ospita (il padrone di casa o l’albergatore a pagamento) e di colui che viene ospitato, dunque il forestiero, lo straniero, l’estraneo. Tale ambivalenza semantica (il termine tecnico è enantiosemia) si è conservata, come nell’italiano, in quasi tutte le lingue romanze (francese hôte, occitano e catalano oste,