Guardando la montagna con occhio sottile si noterà che ogni giorno essa cambia. Non sappiamo se questa sia la verità, poiché anche noi ogni giorno siamo diversi. Quello della roccia ci appare come un lento divenire in relazione al breve periodo di tempo che ci è concesso. Eppure tutto è in movimento.
Abbiamo almeno due forme di metamorfosi, una più fluida che, incessante e indipendente dalla nostra volontà, si manifesta come la crescita di una foresta ed è legata alla temporalità. L’altra, più rumorosa, legata al nostro essere terreni, al fatto che cadiamo, si rivela quando le convenzioni che condizionano la nostra esistenza non ci soddisfano più. A volte ne siamo consapevoli e la volontà è un fatto accettato, altre volte la trasformazione ci coglie, benché la bramassimo, quasi del tutto impreparati. La velocità di adeguamento al nuovo stato ne determina il passaggio alla forma che percepiamo come migliore.

 

Pietre colorate
Pietre colorate comincia sempre d’inverno. Come l’anno, come la luce.

Quattro anni fa insieme a Marco Pozzali e Federico Graziani il primo numero di Pietre colorate, un progetto nato dall’incontro di tre amici. Oggi rinasce diverso e uguale. Marco e Federico, consapevoli di non poter più
dedicare la giusta attenzione alla realizzazione di questo foglio, decidono di uscirne lasciando a me il compito di proseguire lo sviluppo del progetto. Si riparte da qui, cercando di comunicare un’intenzione non solo evocativa ed estetica, ma anche di approfondimento monografico intorno a un tema ogni volta differente.
Un numero così denso di mutamenti non poteva che parlare di trasformazioni.

Metamorfosi
Il cambiamento va inteso non come sostituzione di una pratica quotidiana, ma come processo intimo che parte dall’interno del singolo individuo, un modo diverso di osservare il mondo, un atteggiamento verso cui tendere,
non un punto di arrivo ma l’inizio di un dialogo con tutti gli elementi che ci circondano. Non è importante sapere perché avvengono continue metamorfosi in noi, perché siamo così come un fiume destinat (assoggettati) allo scorrere del tempo.
Quello che conta è che tutto ciò, indipendentemente dal fatto che sia qualcosa di cercato, ci mette di fronte alla scoperta di noi stessi e al nostro rapporto con lo spazio di mondo che occupiamo.

Biodinamica
Abbiamo cercato di approfondire il complesso argomento della biodinamica.
La nostra è una posizione priva di giudizio, come sempre preferiamo metterci in ascolto che dare direttive. Ci è sembrato utile cercare di fare un po’ di chiarezza su una materia di cui si parla spesso con eccessiva semplificazione, dando voce alle persone che hanno sempre dimostrato un’apertura al confronto, libera
da schemi e preconcetti, la cui adesione alla biodinamica è costantemente accompagnata da uno sguardo critico che è la base di un pensiero libero. I punti di vista sono molteplici, così come le interpretazioni dell’opera di Steiner, punto di partenza imprescindibile per una ricostruzione anche storico-teorica dei fondamenti della biodinamica. Accanto a interventi di filosofi e storici della scienza, rimangono come sempre centrali le esperienze dei vignaioli, capaci di trasformare il pensiero in sostanza sensibile. Ci accompagnano lungo le pagine le parole di Goethe, ispiratore della visione antroposofica di natura. Nella parte centrale del giornale due mappe, sicuramente non esaustive, illustrano la complessa organizzazione della visione antroposofica e biodinamica. In chiusura i vini, le istantanee di alcuni autorevoli bevitori.

La vita morale ha inizio dal cambiamento di se stessi rispetto al mondo e alle azioni che ci sono destinate. Benché questo termine sia oggi generalmente odiato, io devo difenderlo, e ripetere che moralità è ogni giusto e quindi modesto rapporto con gli altri, e con la natura stessa della terra e di tutte le cose — le luci, le incognite, le distanze — che sono nel cielo.
(Anna Maria Ortese)

 

Autore Francesco Orini

Fotografo, editore, degustatore per passione e nomade per vocazione. Quando non è in viaggio a bordo del suo camper lo si può trovare in cucina o nel suo giardino segreto fra viti ed erbe aromatiche. Se fosse una canzone, sarebbe “Io sono uno” di Luigi Tenco.