Giudizio, dall’Iconologia di Cesare Ripa

 

Il gusto è il fondamento della funzione critica. Senza di esso non si hanno basi per la critica. Un giudizio che non esprime un sentimento personale è moralistico. Per esempio, un critico che approva o disapprova un pezzo teatrale in base alle idee che questo esprime, e non stabilendo se gli è piaciuto o no, dà un giudizio morale e non critico. Se il gusto personale di un critico non rappresenta il criterio del suo giudizio, allora egli agisce come un’autorità che crede di avere una conoscenza superiore su ciò che è bello o brutto. Il mio intelletto scettico mette in dubbio il diritto di dare tali giudizi. Il gusto di una persona può andare d’accordo con il mio oppure no, ma se è espresso onestamente, rispetto il giudizio che ne consegue.

Se una persona ha gusto può stabilire ciò che le piace o no in base ai suoi sentimenti e alle sue sensazioni. Sapere ciò che piace e che non piace è conoscenza soggettiva. Di una persona che ha gusto si può dire che conosce la sua mente. Se inoltre riesce a dire il perché delle sue preferenze, ovvero se riesce a basare i suoi gusti su motivi pratici, è un individuo che possiede la capacità critica.

 

Alexander Lowen, Il piacere. Un approccio creativo alla vita, trad. di Sergio Trippodo, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1984, p.140 (tit. or. Pleasure. A creative approach to life, 1970).