Matteo Massagrande, Città

Matteo Massagrande, Città

 

Il prezzo sorgente è stato finora, assieme ai rapporti con i GAS, l’unico tentativo di spezzare la consuetudine di una filiera commerciale che nel mondo attuale tende a separare il produttore (colui che incassa di meno) dal consumatore (colui che paga di più e che allo stesso tempo consuma realmente quel bene). Queste due estremità della catena hanno finito per perdere di vista i vantaggi di un’intermediazione diventata a volte prepotente, non sempre in grado di offrire i servizi promessi, convinta di essere l’unico tramite possibile fra produzione e consumo e consapevole che l’aumento dell’offerta rispetto alla domanda permetteva contrattazioni dure sul prezzo con i produttori.

Questa sensazione che si fosse spezzato un accordo, insieme all’avvento della vendita online e del blog-power, ha alimentato la voglia di disintermediare e cercare di riallacciare rapporti diretti i cui esiti non sono sempre stati felici.

 

Lanciata al vento come una manciata di semi destinata a fecondare i terreni più lontani e disparati, l’idea del prezzo sorgente ha conosciuto già alla sua origine, nei produttori che frequentavano il centro sociale Leoncavallo e il Critical Wine, interpretazioni diverse: letterali e marxiste in alcuni casi; più utopistiche – nel senso di luoghi che non ci sono ma sarebbe bene che ci fossero –, di paradosso e di riflessione culturale in altri.

Con scarso interesse a comprendere le origini di questa proposta, commentatori di ogni tipo hanno discusso l’idea spesso travisandone completamente lo spirito originario e non vedendo quel valore rivoluzionario che sembra albergare non tanto nella sua applicazione pratica quanto nel cambiamento del centro gravitazionale del sistema agricoltura/vino, di cui i produttori e la terra tornavano a essere il fulcro indiscutibile.

Se ripensiamo ai discorsi di Veronelli sul prezzo sorgente conoscendo la sua vocazione anarchica e libertaria, il concetto nato sul terreno politico dei centri sociali appare sotto una nuova luce. In Veronelli infatti sembra predominare la provocazione al mondo economico intrinseca a questa idea, più che la sua sistematizzazione per una soluzione puramente economica e lo segnala il paradosso ineconomico che il prezzo sorgente sia insindacabile.

 

«Abbiamo invitato ciascuno dei produttori ad apporre in etichetta un prezzo che sia il prezzo che dà soddisfazione al loro lavoro, ma che poi è controllabile nei vari passaggi, e cioè quando poi verrà venduto in enoteca, o al ristorante. A seconda di come verrà offerto il prodotto, a seconda del servizio, il prezzo in etichetta subirà una maggiorazione, ma questa dovrà essere nei limiti, chiamiamoli pure “etici”. In pratica la maggiorazione dovrà riconoscere la giusta remunerazione a chi ci sta offrendo un servizio, e non dovrà essere una “sopraffazione”, come spesso accade.

Tanti ragazzi giovani, che non riescono a permettersi certi vini a causa degli eccessivi ricarichi, dopo pochi assaggi, si dimostrano più capaci di me, che mi ci dedico da sempre, a riscontrare quello che il vino deve dare: i valori, i sapori della terra a cui appartiene. Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente importante. Finalmente si è capito che terra e anima coincidono. Questo naturalmente dipende dalla religiosità di ognuno. Io credo nella Terra e nell’eguaglianza “terra=anima=natura”. Sono un panteista, per dirla all’antica. Ripeto: ognuno ha la propria religiosità. L’importante, seconde me, è credere nell’altro, credere che non si è soli ma si è sempre in compagnia».

Luigi Veronelli in InfoDeCo.it

 

Questo è il nodo centrale della questione e la forza dirompente del suo pensiero sul prezzo sorgente: il prodotto agricolo ci porta al confine con un mondo di spiritualità o religiosità, un mondo di centralità dell’anima. La terra è l’ultimo luogo materiale da cui compiere il passo verso una dimensione immateriale. Tentare di ridurre la terra e l’agricoltura a un puro calcolo economico significa non averne compreso la natura e il ruolo.

 

L’intento di Veronelli sembra soprattutto quello di premiare il bene agricolo rispetto alla produzione del servizio, proprio in un’epoca in cui l’importanza dell’immaterialità, o spiritualità presente nel mondo del fare agricolo si è rovesciata a favore del mondo immateriale dell’operare transazioni, e in cui la ricchezza ha abbandonato la produzione che viene dalla terra per diventare dominio dell’intermediazione. Immaterialità dei valori dello spirito contro immaterialità del valore economico.

Il prezzo sorgente lascia l’assoluta libertà al produttore di indicare il prezzo del suo vino senza chiedergli di rendere conto di come è arrivato a costruirlo. C’è una asimmetria fortemente voluta e consapevole, per arrivare a far vestire all’intermediario, per una volta, i panni disagevoli del produttore, sempre sospinto ai margini del suo costo di produzione, sempre costretto da economie che parlano un linguaggio diversissimo dall’ineconomia della vera agricoltura qui affrontato con un gesto di provocazione economica.

acciaerie

Matteo Massagrande, Acciaierie

 

Accanto alla posizione ineconomica intrinseca al prezzo sorgente si muovono altre linee di riflessione che dichiarano apertamente l’impossibilità di ridurre la terra a un calcolo mercantile

 

«Se letto interamente, persino nelle minime note di agricoltura, Virgilio concede al lettore moderno un esperimento superiore, svelandogli non un episodio particolare, ma un’idea cosmica del lavoro agricolo. L’atto del seminare o dell’arare riguarda uomini riuniti al sorgere o al tramontare delle Pleiadi, non meno che ai fiori di mandorlo. L’agricoltura viene svelata come atto ineliminabilmente cosmico e sacro, perché nel cosmo si riconoscono ancora gli Dei. (…) L’agricoltore antico percepiva ancora in istinto la natura, la riconosceva attraversata nel terreno dal cosmo e quindi divina; l’agricoltore moderno possiede oramai solo più un pensiero separato dalla vita e nella terra, come nel cielo sa pensare solo i valori e la tecnica. Il sentimento corregge in lui forse un poco questa disposizione, l’ammielisce, ma certamente non la muta. Nell’Epoca moderna l’agricoltura non costituisce più l’atto totale capace di riunire l’uomo al cosmo perché l’uomo moderno non possiede più la percezione dei modi di questa riunione. Virgilio ed Esiodo possono per conseguenza essere letti solo per episodi, durante l’Epoca moderna. Ogni discorso di economia agraria deve originarsi da questa modificazione di pensiero che durante lo Hochkapitalismus trasforma l’agricoltura in una attività diversa, tecnico-mercantile e non più cosmica».

Geminello Alvi, Le seduzioni economiche di Faust, Adelphi, Milano 1989.

 

Non si tratta tanto di tornare al vino come alimento solo nel senso materiale da inserire in un pensiero economico rigido, ma al vino come alimento culturale e spirituale, sapendo riconoscere dove ha ancora questo ruolo e non solo quello di merce. Di conseguenza, mostrare il rispetto e la devozione che si hanno verso qualcosa che fa da ponte verso altro, imparando cioè a pensare alla terra in modo a lei adatto.

Questo è quello che in ogni discorso sul prezzo sorgente viene dimenticato e travisato.

Il prezzo sorgente non come mero calcolo economico ma come immagine, espressa in termini economici, di una nuova centralità della terra e di colui che la coltiva e che è chiamato a darle forma.

 

Su questo indizio si muove la scrittura di Geminello Alvi in Le tentazioni economiche di Faust, pubblicato nel 1989, un’altra visione della forma ineconomica della Terra in una analisi più serrata dell’intero sistema e della sua storicità, laddove Veronelli con il prezzo sorgente e le De.Co.1 aveva indicato progetti di lavoro che se inseriti nel contesto economico attuale non avrebbero potuto che ridursi a spunti di battaglie destinate a essere perse o riassorbite. Per Alvi è fondamentale riprendere una corrente di pensiero dimenticata, inattuale o che non si presenta come una scienza economica in senso stretto: Heidegger, Schubart o Veblen, Sombart, Polany; non una comprensione dell’economia costruita su analogie con le scienze meccaniche come accade nel pensiero attuale, ma una comprensione legata a un pensiero fondato su immagini capaci di indicare «una fantasia superiore alla logica». Nel pensare la terra e il suo rapporto con l’economia, Alvi segue un filo che parte da Goethe, attraversa Spengler e Klages e indugia a lungo sul contributo dato da Rudolf Steiner negli scritti sull’agricoltura, le cui immagini ritroviamo tra le pagine del suo testo.

  1. È il marchio Comunale, che certifica la provenienza di un determinato prodotto (del comparto enogastronomico o artigianale) da un determinato territorio.

«La terra, le piante, gli animali, l’agricoltore e il cielo stellato devono essere pensati come un’organismo compiuto. Questo riconoscimento significa l’eliminazione dei concimi chimici, di ogni divisione del lavoro guidata dall’efficenza mercantile e affidata alle macchine, d’ogni considerazione delle piante e degli animali secondo il principio della massimizzazione del profitto. È l’opera di chi sia capace della percezione immaginativa della natura, per la quale la disposizione di una minima siepe è più decisiva di un qualunque tornaconto».

 

«L’alienazione della terra a merce fittizia è la sua costruzione come macchina chimica che si deve solo proporzionare bene con misure attente di elementi o micro-elementi minerali. Ogni altro pensiero che non riguardi questo calcolo minerale viene dichiarato indifferente, adatto forse alla mistica dell’arte ma trascurabile per formare la terra. Il compito di formazione della terra viene ridotto a costruzione di un meccanismo e inoltre questo meccanismo viene adattato del tutto al calcolo mercantile. […] Può adoperarsi questo modo di pensiero adatto alle macchine per plasmare ad una forma la Terra o non la si perverte invece ad un modo di pensiero inadatto?».

 

«La forma della terra, il plasmare la terra viene ridotto alla costruzione di un meccanismo e questo meccanismo adattato del tutto al calcolo mercantile. Solo un pensare per immagini può percepire la natura vivente e quindi la terra, comprendere davvero che esiste una differenza non componibile tra la combinazione di misure meccaniche e il plasmare a una forma vivente».

 

Rudolf Steiner, che ispira la visione della terra nelle parole di Geminello Alvi, non è solo l’autore degli Impulsi Scientifico Spirituali per il Progresso dell’Agricoltura, ma è anche l’autore che affronta questioni economiche e sociali che prendono forma nell’idea della triarticolazione. Nella triarticolazione si esprime l’idea di un pensiero vivente, cioè un pensiero dinamico e morfologico, applicato alla politica e all’economia. Emerge l’idea del dono, dell’impossibilità di legare la terra a un possesso e quindi a una cessione ereditaria.

 

«In una serie di “Memoranda” Steiner dimostrò come la vera causa della guerra in corso non derivasse dall’aggressività di certi Stati, bensì dalla rovinosa confusione fra gli interessi politici, economici e culturali che regnava nei paesi belligeranti.

Soltanto la formazione per ciascuno di quei domini: il politico, I’economico, il culturale, di corpi ben costituiti, i quali agissero per avvicinare i popoli e non per separarli, avrebbe permesso di evitare futuri conflitti mondiali. Rudolf Steiner ebbe un colloquio con Richard von Kühlmann, divenuto nel 1917 Ministro degli Esteri in Germania. Tuttavia i suoi suggermenti gli sembravano così rivoluzionari da non consentirgliene la difesa.

Un secondo tentativo ebbe luogo nella primavera del 1919. Dopo la sua capitolazione, nel novembre 1918, la Germania visse per parecchi mesi sotto la minaccia di una terribile rivoluzione. La fame regnava. Le manifestazioni, le insurrezioni armate erano all’ordine del giorno. Alcuni industriali pregarono allora Steiner di apportare il suo contributo alle discussioni, talvolta turbolente, sull’avvenire della Germania che si tenevano in tutto il paese».

 

Da quella richiesta nascono I punti essenziali della questione sociale poi ampliati nel 1923. Steiner ritiene che i conflitti del periodo possano essere risolti attraverso una forma di organizzazione sociale che preveda l’indipendenza ma la interconnessione di questi tre arti della società fondati sui tre principi della rivoluzione francese. Uguaglianza nella sfera giuridica, libertà nella sfera del pensiero e della cultura e fraternità in quella economica, rimettendo l’interesse commerciale al suo posto e sottraendogli la crescente influenza che esercita sull’intera vita sociale.

 

«Il proletariato vive in un errore formidabile. Negli ultimi secoli ha veduto gli interessi umani a poco a poco totalmente assorbiti dalla vita economica. Ha dovuto accorgersi che le forme giuridiche della vita sociale si sono costituite sotto l’influsso della potenza e dei bisogni economici; ha potuto constatare che l’insieme della vita dello spirito, specialmente l’educazione e la scuola, si è edificato sulle condizioni risultanti da fattori economici e dallo Stato da essi dipendente. Nel proletariato si è radicato il pregiudizio funesto che ogni vita giuridica e spirituale debba necessariamente derivare dalle forme dell’economia. Ampi gruppi di gente anche non proletaria sono oggi vittime di questo pregiudizio. Che basti cambiare l’ordinamento economico attuale in un altro, che si generi da sé una nuova vita giuridica e spirituale. Si vuol modificare soltanto l’ordinamento economico, invece di riconoscere che va soppressa la dipendenza delle altre due sfere della vita sociale dalla forma economica.

Nel momento attuale dell’evoluzione storica del mondo, non si tratta di mutare semplicemente il genere di dipendenza della vita spirituale e della vita giuridica dalla vita economica, ma di configurare una vita economica nella quale si provveda con conoscenza di causa alla produzione e alla circolazione dei beni, senza esercitare da qualsiasi posizione la menoma azione sulla posizione di diritto di altri uomini, né sulla possibilità di sviluppare le loro facoltà con l’educazione e con la scuola. Nell’epoca storica testé trascorsa, sia la vita giuridica, sia quella spirituale erano una sovrastruttura di quella economica; in avvenire dovranno essere organi indipendenti dell’assetto sociale, accanto a quello dell’economia.

Dovranno formarsi associazioni tra persone dedite alla stessa attività, tra gli intrecciati interessi di produttori e consumatori, culminando il tutto in una amministrazione economica centrale. Le stesse persone che fanno parte dell’organizzazione economica formano pure una comunità giuridica, indipendente quanto alla sua amministrazione e rappresentanza, in cui si regola tutto ciò che concerne la sfera del giudizio di ogni essere maggiorenne. Qui verrà configurato tutto quello che rende l’uomo uguale a ogni suo simile.

Ad esempio in tale comunità dovrà regolarsi il diritto del lavoro (genere, misura, durata del lavoro). Questo complesso di leggi sarà completamente avulso dal giro della vita economica. In questa il lavoratore starà come libero contraente di fronte a coloro in unione ai quali è chiamato a produrre. Sulla sua collaborazione economica a uno dei rami della produzione decide la competenza economica; ma riguardo alla sua forza lavorativa ha voce in capitolo egli stesso come essere umano maggiorenne, sul terreno democratico del diritto, fuori dal giro della vita economica.

Anche la vita spirituale (educazione, scuola) sarà pure regolata in piena libertà da un organo spirituale indipendente della comunità sociale poiché, come una sana vita economica non può fondarsi in uno con l’organo giuridico, nel quale tutto deve derivarsi dai giudizi di tutti i maggiorenni uguali l’uno all’altro, così non può la direzione della vita spirituale sottoporsi a leggi, ordinamenti, sorveglianza e simili, che emanino semplicemente dal giudizio di persone maggiorenni. La vita spirituale ha bisogno di dirigersi da sé, secondo prospettive puramente pedagogiche e umane. Solo in un autodirezione simile si possono veramente coltivare a pro della vita sociale le facoltà individuali predisposte in una comunità umana».

 

Riprendendo questo percorso di Steiner, ritorniamo, per un strada molto diversa, al fondamento etico dell’idea del prezzo sorgente. Esso deve essere soprattutto un momento di inclusione di tutti gli uomini che formano la filiera in un patto di riconoscimento reciproco delle necessità di ciascuno e del controllo degli appetiti individualistici: «non si è soli ma si è sempre in compagnia». Un’idea di associazione per filiera e non di associazione per categoria.

Più che nuovi modelli commerciali basati sull’esclusione si tratta di formare nuovi rapporti umani basati sull’inclusione in uno spostamento culturale che i movimenti dei vini naturali cercano di operare comunque attraverso una critica del gusto e della pratica agricola, attraverso l’esigenza di fondamenti etici e non solo attraverso una ristrutturazione del sistema economico, dove troverebbero la strada sbarrata.

 

«La distribuzione è uno dei grandi problemi dell’economia di oggi (quante volte ne abbiamo parlato?)… Vale per il cibo come per la musica come per il cinema o i libri. Su questo siamo d’accordo. Ma non è abbattendo l’intermediazione in sé che si risolve il problema, casomai creando le condizioni perché la distribuzione abbia caratteri di un certo tipo».

(tratto da un commento di Corrado Dottori nel blog de La Terra Trema)

 

«I distributori, aziende spesso costituite da giovani appassionati, rappresentano l’unico volano per far sì che la qualità venga apprezzata da ristoratori ed enoteche e questo significa anche “ridurre la distanza tra produttore e consumatore”».
(tratto da un commento nel blog de La Terra Trema)

 

Quello che segue nei dibattiti online è il travisamento generale di questi spunti che dovrebbero preludere a una pace e non a una guerra.

Il concetto di prezzo sorgente vale per il piccolo vignaiolo coltivatore, è legato all’idea di un’agricoltura non di sfruttamento, non di natura industriale, ma se ne dibatte come se dovesse divenire la regola generale del sistema in cui gli industriali del vino si debbano mettere a scrivere il loro prezzo in etichetta. Non c’è un solo tipo di produttore e non ci sono soluzioni universali in un prodotto che ha una delle commercializzazioni più complesse e delicate che ci siano perché rappresenta l’immateriale incarnato, il vino grande ed etereo mediatore delle relazioni fra gli uomini.

La reazione delle enoteche, che si sentono lese per prime, poiché nell’asporto il servizio è meno evidente, è quella di chiedere che venga scritto sulla bottiglia non il prezzo sorgente ma il costo di produzione in modo che i clienti possano comprendere quale è il ricavo del produttore, sempre taciuto: se si vuol sapere quale sia la marginalità dell’intermediazione, allora che lo si sappia anche del produttore.

In questo modo, prendendo alla lettera il prezzo sorgente, non si comprende che l’intento è proprio quello di mettere per una volta, con la forza dell’utopia che si sottrae a regole apparentemente immutabili, il produttore e la terra alla radice di produzione e scambio, portatore di un discorso radicalmente diverso, di una economia radicalmente diversa, appunto di una ineconomia.

Il nuovo contadino diventa capace di rappresentare ed esigere, per la natura stessa del suo lavoro, la centralità di rapporti umani e solidali. È una provocazione che vuole far riflettere soprattutto sulla riduzione della terra, fonte di vita, a merce fittizia e sulla riduzione dei rapporti umani a rapporti economici iniqui. È una rivoluzione copernicana nella testa, nella dignità e nell’anima del produttore quella che forse Veronelli aveva in mente, più che una indicazione per un sistema letterale; più l’idea che invece di puntare all’individualismo di ogni parte del circuito di produzione e commercio bisogna considerare l’equilibrio etico e umano del sistema economico generale in cui un prodotto si colloca.

È un gesto anarchico e profondamente umano più che un esperimento di economia marxista in un capitalismo che è in grado di soffocare l’esperimento prima ancora che questo abbia inizio.

Ma il prezzo sorgente, strappato dalle sue radici etiche e ridotto a discorso economico, mostra la fragilità di ogni discorso puramente tale che voglia porsi come alternativa al discorso solo economico del capitalismo. Questo lo riconduce immediatamente a sé. La proposta viene accolta dai consumatori, soprattutto per operare una disintermediazione volta quasi sempre al semplice risparmio, rimanendo così nella sfera di un mondo di interessi individuali, che arriva prima o poi a scontrarsi con il sentire ineconomico dell’agricoltore e del suo modo di legarsi alla terra, incomprensibile a ogni imprenditoria di altra natura.

 

«Essendo tutta compresa nelle misure e nel calcolo, ripiena di cose misurate e quindi astrattamente pensate, l’Epoca presente si preoccupa della terra solo attraverso valori. Quindi la terra o è sottoposta al tornaconto di valori mercantili dell’agricoltura industriale, oppure al calcolo di valori sentimentali ecologisti: l’Epoca della metafisica non ammette altri orientamenti. L’ermeneutica di Heidegger insegna tuttavia agli arrischianti la preoccupazione diversa di Rilke: “Quella di compenetrarci così profondamente, dolorosamente, appassionatamente con questa terra provvisoria e precaria, tanto che la sua essenza rinasca invisibilmente in noi”. La terra è chiamata ad una Forma impossibile ai valori: a rinascere come Destino, quindi non più separata dall’Io. In questa inseparatezza il segreto della sua Forma». (Alvi, cit.)

 

La conoscenza dell’ineconomia dell’operare agricolo nel consumatore assoluto, si trasforma nella conoscenza del prezzo sorgente come base su cui misurare gli sconti.

Una lontananza siderale dalla solidarietà e dalla visione della terra-anima da cui questa idea era partita.

Autore Nicoletta Bocca

È cresciuta a Milano, con un padre grande appassionato di vini piemontesi. Non avrebbe mai osato sperarlo, ma con il tempo e grazie ai viaggi nelle Langhe, diventa un viticoltore a Dogliani. Rimane però curiosa di altri mondi, le piace ascoltare le persone e raccontarne le storie.