«Se pensiamo alla nutrizione come a una sorta di varco obbligato, al quale non è necessario dare attenzione, è chiaro che non riusciremo mai a crescere come persone. È vero che si tratta in sostanza del processo in cui le proteine si strutturano e le cellule si rinnovano, ma in realtà se ne può riconoscere una parte più intima, non immediatamente percepibile dai nostri cinque sensi materiali, che potrebbe rivelarsi scoperta e incustodita, non protetta. Quando provvedo a nutrirmi, non mi curo semplicemente dell’alimentazione del cibo, anche se mi rendo conto tutti i giorni che la qualità della materia prima è imprescindibile (noi siamo quello che mangiamo). È indispensabile cominciare a chiedersi se il nutrimento spirituale, che cogliamo dagli alimenti attraverso i nostri sensi, sia altrettanto importante. Quando ci “alimentiamo” quindi, dovremmo concentrarci su tutto ciò che sentiamo, sulla lettura, sulla vista e sull’ascolto. Siamo dotati di sensi effettivamente funzionanti, dobbiamo solo cominciare a occuparcene. È necessario smettere di trattare le cose in maniera distratta e dedicarsi completamente al proprio nutrimento spirituale. Quest’impegno non equivale a risolvere un’equazione, né corrisponde a una concentrazione esclusivamente razionale. Si tratta proprio di una dedizione, di un rapporto»

 

invenzione_mini L’invenzione della gioia
Sandro Sangiorgi
porthos edizioni (2011)