7 Dic 2016

editoriale 22 – Un nome, un abito

Gianluca Corona, Distanza I, 2012   Par le nom conoist en l’ome. Chrétien de Troyes   Un simbolo, o un discorso di simboli, era l’antico abito, un colpo d’occhio e si sapeva quale destino portava l’uomo, voglio dire da quale destino era portato. Cristina Campo   Questo numero tratta dell’aspetto più visibile e visivo del vino, il più necessario e il più superfluo. Necessario nella forma, perché imposto a norma di legge; superfluo nella sostanza,

30 Set 2015

editoriale 21

Matteo Massagrande, Albero di cachi, 2011   Per addentrarci nelle dinamiche e nel significato dell’economia, partiamo come sempre dal principio: quella oikìa da cui nasce come ambito domestico, familiare, privato. Dunque, la casa come sua dimora per definizione. Entriamo, allora, ma non in una casa qualunque: una di quelle vecchie case contadine che costellano le nostre campagne, in cui a lungo hanno convissuto tempo della natura e tempo del lavoro, legami economici e familiari, luoghi di

18 Apr 2015

editoriale 20 – In hoste veritas

L’oste, com’è noto, è fratello etimologico dell’ospite, dei due sicuramente il più venale. Derivano entrambi dal latino hospĕs (acc. hospĭtem), che designava l’ospite nella doppia accezione di colui che ospita (il padrone di casa o l’albergatore a pagamento) e di colui che viene ospitato, dunque il forestiero, lo straniero, l’estraneo. Tale ambivalenza semantica (il termine tecnico è enantiosemia) si è conservata, come nell’italiano, in quasi tutte le lingue romanze (francese hôte, occitano e catalano oste,

16 Apr 2015

editoriale 19 – Il gusto della scelta

Un maestro offrì al suo discepolo un melone. “Come ti sembra?” gli domandò. “Ha gusto?”. “Oh, sì! Un gusto squisito!” rispose il discepolo. Il maestro gli pose allora questa domanda: “Dov’è il gusto, nel melone o nella lingua?”. Il discepolo rifletté e si addentrò nei meandri di un complesso ragionamento: “Il sapore deriva dell’interdipendenza, non solo tra il gusto del melone e quello della lingua, ma anche dall’interdipendenza tra…”. “Stolto! Tre volte stolto! — lo

15 Apr 2015

editoriale 18 – Varcare la propria ombra

Una sala d’attesa. Sconosciuti siedono uno accanto all’altro. Mondi in silenzio. Rimanere perfettamente estranei, avvolti come in un involucro trasparente reso solido solamente dalla non comunicazione, o interagire, rompendo le linee di separazione, seguendo l’ispirazione delle particelle d’aria che, incuranti di formali discrezioni, fluttuando nella stanza sono entrate in contatto con quelle dei singoli individui, rimescolandosi. Prendere fiato e iniziare con una libera scelta l’esplorazione dell’altro, allontanando il limite, la soglia di separazione tra l’io